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Heinrich Schenker sotto attacco: “Era un suprematista”


Heinrich Schenker sotto attacco: “Era un suprematista”

L’ultimo caso di cancel culture coinvolge il più celebre dei teorici musicali, il fondatore dell’omonima analisi schenkeriana: che oggi torna al centro del dibattito nelle università Usa, quasi 90 anni dopo la sua morte.

La vicenda è iniziata nel novembre 2019: quando Philip Ewell, uno studioso afroamericano (qui il suo blog), tiene una battagliera conferenza dal titolo Music Theory’s White Racial Frame, in cui mette in connessione le opinioni razziste di Schenker con le sue teorie musicali.

Gli risponde il Journal Of Schenkerian Studies della University Of North Texas con un numero speciale, in cui si nega tale connessione, cercando inoltre di spiegare (se non proprio minimizzare) quelle opinioni all’interno del contesto storico. Leggi il numero qui in pdf.

In particolare l’articolo di Thimothy Jackson (pag.157) finisce nell’occhio del ciclone: il professore aveva sostenuto che la scarsità di afroamericani nella disciplina non era dovuta al razzismo, ma semplicemente al fatto che pochi di loro sono cresciuti in un ambiente attento alla musica classica. Inoltre aveva fatto notare che Schenker stesso fu un perseguitato per motivi razziali, in quanto ebreo, come molti dei suoi studenti.

La polemica è furiosa, con lettere aperte e prese di posizione da parte della Society for Music Theory e lo Yale University Department of Music che criticano pesantemente la rivista. In Italia invece Giulio Meotti sul Foglio difende Thimothy Jackson e se la prende con “la mafia di Twitter”.

Resta aperta la domanda di fondo: davvero l’analisi schenkeriana, con il suo approccio gerarchico alle strutture musicali, è intrinsecamente razzista?

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